Saul Arpino ritorna…


Avete visto quella faccia della foto in vetrina… chi è quello, sono forse io?
Potrei dire di sì ed anche di no…. Sono io per le convenzioni del mondo, non sono io perché l’io non può essere fissato ad un’immagine momentanea e mutevole.
Quell’io che vedete è un attore che recita in una commedia, in un certo senso non ha nome né forma precisa, come tutti gli attori che possono interpretare vari ruoli.
Ma il mio vero “io” non si manifesta solo nei ruoli ma nella sceneggiatura, nei costumi, nelle parti comprimarie, nella musica, nella regia, nelle luci, negli spettatori… eccetera…


Volendo però dargli un nome chiamerò quell’io Saul Arpino. Un nome inventato? Forse sì e forse no.. il nome potrebbe esistere od avrebbe potuto esistere… mio nonno –ad esempio- avrebbe potuto chiamarsi così… poi per motivi banali, di sopravvivenza bruta, prese a chiamarsi Paolo D’Arpini… ed io voglio seguire il suo esempio -ma al contrario- cambio nome e divento Saul Arpino, perlomeno su questo blog.


A proposito di blog… sentivo il desiderio di crearmi un piccolo palcoscenico sul quale recitare alcune parti che non mi sono consentite in altri spazi. Da questo luogo, che forse mi riporta indietro nel tempo, un ritorno ai dinosauri del passato remoto oppure verso un avanti sconosciuto, non so, mi prenderò la libertà di raccontare e mostrare agli accorti lettori alcune segrete immagini dell’essere… di quel che io sono o non sono, descrivibile o indescrivibile…..


Vostro affezionato, Saul Arpino.

sabato 12 gennaio 2013

Lettera al Giornaletto di Saul: "Caro Paolo, non essere dubbioso!"


Giornaletti di Saul al vento


Caro Paolo/Saul.

Mi riferisco alla nostra precedente corrispondenza intercorsa, pubblicata sul Giornaletto di Saul del 10 gennaio 2013 (http://saul-arpino.blogspot.it/2013/01/il-giornaletto-di-saul-del-10-gennaio.html)
 
Riporto:
- Scrive Roberto Anastagi: “Caro Paolo.  Desidero dirti che sono impressionato dal salto (non so in quale direzione) hanno fatto i tuoi Giornaletti di questi ultimi giorni. Tantissimi argomenti veramente molto interessanti. Non posso immaginare come tu faccia a gestire tutto questo materiale. Io faccio fatica a leggere quasi tutto. Grazie di cuore e complimenti”
Mia rispostina: “Caro Roberto, ed io faccio fatica a redigere il tutto, siamo pari! Ma quel che mi meraviglia è che tu, che vivi in Sud Africa, trovi interessante il Giornaletto, mentre dagli invii straordinari della mailing list italiana ogni giorno qualcuno si cancella e raramente  nuovi lettori si iscrivono, a volte resto un po’ dubbioso…” -
 
per dirti:  "non essere dubbioso!"
 
Per tanti anni ho letto con grande interesse l'economist, poi ho dovuto smettere per il costo e il tempo che mi prendeva per poter leggere tutto.

Gli articoli italiani che parlano di politica non mi interessano perchè non sono costruttivi, sono quasi sempre sole lamentele.
Nel tuo giornaletto ci sono altri argomenti che mi interessano molto e te ne sono grato.

Negli ultimi 22 anni ho scritto un bel po e ho cercato di dividelo con le persone che conoscevo, risposte molto più vicine a niente che a poche.

Diverse volte ho deciso di smettere di perdere tempo dato che non ottenevo alcun riscontro e anche pensando che quello che scrivevo fosse tutta schifezza.

Poi quando ritornavo in Italia percepivo che tutto sommato ero riuscito a seminare qualche cosa e allora ricominciavo dinuovo ad inviare messaggi o resoconti dei miei viaggi.

D'altra parte Paolo il popolo italiano è, tra i paese più evoluti economicamente, uno di quelli che legge meno e di conseguenza la maggioranza non è capace di scrivere.

Gli italiani sono il risultato del nostro passato, un passato di dominazioni e di terribile povertà che costringeva a dover solo pensare a tirare avanti con la propria famiglia, non era possibile pensare al prossimo, non erano abituati a cercare di farsi un loro personale giudizio su quello che accadeva intorno a loro e purtroppo gli italiano negli ultimi 150 anni sono cambiati molto poco.

Non si rendono neppure conto che i nostri governanti non sono più austriaci o francesi o spagnoli o tedeschi ma che sono italiani come tutti noi e da noi eletti.

Quando sono all'estero mi chiedono spesso cosa penso di Berlusconi e io gli rispondo che è il tipico italiano ed è per questo che ha ottenuto tanto successo.

La maggioranza degli italiani non sente il bisogno di ricambiare un tuo scritto con un commento o un grazie anche se brevissimo non è abituato a mettersi nei panni degli altri, ma sopratutto fa molta fatica a leggere e a scrivere.

Paolo perciò lascia stare i dubbi e in ogni modo pensa che in effetti noi scriviamo più per noi che per gli altri e che in ogni modo un aiuto anche se molto piccolo lo diamo sempre. 

Un abbraccio
 
Roberto Anastagi

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