Saul Arpino ritorna…


Avete visto quella faccia della foto in vetrina… chi è quello, sono forse io?
Potrei dire di sì ed anche di no…. Sono io per le convenzioni del mondo, non sono io perché l’io non può essere fissato ad un’immagine momentanea e mutevole.
Quell’io che vedete è un attore che recita in una commedia, in un certo senso non ha nome né forma precisa, come tutti gli attori che possono interpretare vari ruoli.
Ma il mio vero “io” non si manifesta solo nei ruoli ma nella sceneggiatura, nei costumi, nelle parti comprimarie, nella musica, nella regia, nelle luci, negli spettatori… eccetera…


Volendo però dargli un nome chiamerò quell’io Saul Arpino. Un nome inventato? Forse sì e forse no.. il nome potrebbe esistere od avrebbe potuto esistere… mio nonno –ad esempio- avrebbe potuto chiamarsi così… poi per motivi banali, di sopravvivenza bruta, prese a chiamarsi Paolo D’Arpini… ed io voglio seguire il suo esempio -ma al contrario- cambio nome e divento Saul Arpino, perlomeno su questo blog.


A proposito di blog… sentivo il desiderio di crearmi un piccolo palcoscenico sul quale recitare alcune parti che non mi sono consentite in altri spazi. Da questo luogo, che forse mi riporta indietro nel tempo, un ritorno ai dinosauri del passato remoto oppure verso un avanti sconosciuto, non so, mi prenderò la libertà di raccontare e mostrare agli accorti lettori alcune segrete immagini dell’essere… di quel che io sono o non sono, descrivibile o indescrivibile…..


Vostro affezionato, Saul Arpino.

mercoledì 5 dicembre 2012

Solitudine a Bologna - Lettera di Jalsha a Saul Arpino




Lettera al Giornaletto di Saul e a tutti gli amici sparsi

OGGI LA CITTA'...... MI FA UN PO' PAURA
(facciamo il punto della situazione)

I nostri nonni vivevano ancora in un ambiente naturale e contadino.
Le loro famiglie erano numerose e spesso allargate ai parenti.
Di certo non mancavano socialità e momenti d'allegria, anche se si era costretti a a vivere insieme per miseria e mancanza materiale di alternative.
Affrontavano quotidianamente lavori di fatica, malattie, disagi di vario genere.
Malessere fuori/ benessere dentro ?

I nostri genitori, grazie all'industrializzazione del dopoguerra e al boom economico si sono inurbanizzati e hanno fatto la scelta di vivere per conto proprio nelle loro nuove piccole famiglie monogamiche. Hanno giustamente lasciato alle spalle tutti i disagi e i ricordi di guerra e miserie, circondandosi di elettrodomestici, beni di consumo, radio e televisori.

Le città nel frattempo si sono ingrandite mostrando i loro lati negativi:
degrado, inquinamento, rumori, traffico, mancanza di spazi e di socialità, anonimato e, nel fondo, molta solitudine.
Benessere fuori/ malessere dentro.

I nostri figli stanno vivendo al contempo la solitudine e l'angoscia delle città, la bruttezza di ambienti naturali degradati, e insieme gli ultimi agi e divertimenti concessi loro dalle nuove tecnologie. Ma, a differenza di chi li ha preceduti, non conoscono e non hanno visto altro.

Benessere effimero/ malessere nel profondo

Come capitani coraggiosi, noi di mezza età abbiamo avuto la fortuna di cogliere gli ultimi sprazzi di un mondo contadino giunto al suo termine. Abbiamo preso parte a esperienze e movimenti di liberazione, abbiamo potuto vivere all'interno di differenti ambienti sociali, abitativi, lavorativi e in ultimo, abbiamo cominciato a interessarci al cambiamento individuale e alla crescita umana, consci che una società migliore può venire non da rivoluzioni armate ma da uomini e donne migliori che in definitiva costituiscono la società stessa, la sua cellula base.
Oggi siamo tutti attraversati da crisi su vari livelli: quella della famiglia, che mostra con violenza la sua nevrosi e i suoi limiti; quella sociale con gli apparati repressivi che impediscono forme di democrazia reale e di autogestione; quella economica che rende tutto più difficile, ma anche più stringente e aperto a nuove possibilità.

Chi vive in città è sottoposto a costi della vita ancora maggiori, ritmi più pressanti, paure più incombenti. E il futuro non appare più roseo del presente....
E allora sorge una domanda? Ma è questa la società che volevamo per noi e i nostri figli ? E' questo il sol dell'avvenir che appassionatamente cantavamo nelle feste e nei cortei ? O crediamo ancora che qualche cambiamento politico o sociale possa migliorare le cose....?

Siamo tanti, siamo oggi tutti collegati dalla rete informatica, siamo pionieri
radicati e specializzati ciascuno nel proprio campo e nella propria piccola realtà. Non è giunto forse ora il momento di riconoscerci come comunità, di fare passi collettivi, togliere le tende e staccarsi da una realtà sociale e da comportamenti di massa che non ci appartengono? (e che mai ci hanno appartenuto...).

Tensioni sempre maggiori, frenesia, tasse, multe, licenziamenti, sfratti, disoccupazione di massa, telecamere dappertutto. Cos'altro dobbiamo attendere per prendere la decisione di andarcene ?
Con la mente ripulita da vecchie ideologie che hanno fallito, è ora il momento di fare delle scelte e affrontare quelle domande da cui siamo sempre fuggiti: che fare per riuscire a vedere e vivere da dentro la realtà che vogliamo creare ? dove andare ? con quali compagni di viaggio ? in quale forme scegliere di vivere insieme ? come sostenerci ?

Le strade sono tutte aperte ma occorre soprattutto il coraggio di scegliere,
perché il non scegliere è già di per sé una scelta; ma è una scelta inconsapevole e subita per volontà di altri.

(un sasso nello stagno, in attesa di risposte dai fratelli e le sorelle di questa grande famiglia/tribù)

Claudio Jalsha 



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Proposta di collaborazione

ciao Jalsha, Caterina, Saul,
non trovo pessimistica l'analisi di Jalsha, ma la consapevolezza parte dalla realtà, per trovare soluzioni realizzabili, non differibili per qualità di vita.
Noi siamo usciti dalle grandi città e siamo in un borgo di pescatori vicino alla cittadina di Imperia, sul mare,abbiamo orti bio, rete solidale, GAS, decrescita,baratto, condivisione, scambio, cohousing. medicina naturale evolutiva, confronto e scambio relazionale,... ... 
molte persone hanno malesseri e non se ne rendono conto fino ai ricoveri o malattie,..
Jalsha fa aprire gli occhi per scegliere prima dei danni psicofisici,
molti progetti di ecovillaggi e cohousing aspettano adesioni concrete  con cambio di Vitaaa, da chi si lamenta della città ma ne è dipendente e non ne esce per paure o altro,.... scollochiamoci dai malesseri ed inquinamenti subliminali,....
qui da febbraio abbiamo possibilità di case cohousing in autocostruzione e coltivazioni bio prontissime, senza anticipi di soldi,.... con 4 o 500 euro al mese a persona facciamo una vita da ricchissimi di Luce ed abbondanza di bellezza e Natura,... pagati con lavoro qui insieme di 4-5 ore al giorno al sole,con vista stupenda,... a picco sul mare a 15 minuti, con aria bellissima ed animali selvatici,...
scriveteci per dettagli ed adesioni già da ora  a meditamare@libero.it
aspettiamo adesioni consapevoli che il futuro comincia ORAAAAA, senza aspettare tutti,.... restando comunque valida l'idea di Caterina (vedi sotto), che in città realizza buon vicinato e scambi,.... in attesa delle aree verdi diffuse, del rallentamento e vita diversa a Bologna, Torino, Genova,  Firenze, Milano,......
ciao e Luce a tutti
Matteo e Martina
335 6262838




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Risposta - Commento di Caterina Regazzi


Caro Jalsha, bella la tua analisi, ma un po' pessimistica, mi pare.
Quello che dici è vero, ma secondo me c'è da considerare che qualche
cambiamento sta già avvenendo. Ci sono sempre più persone consapevoli
dei mali che il consumismo e l'industrializzazione hanno creato (e non
finisce qui, pensa ai paesi dell'ex terzo mondo o comunque paesi che
erano più "arretrati" di noi, stanno seguendo i nostri passi e ciò
comporterà nel futuro ancora rovina dell'ambiente, consumo di risorse,
inquinamento dell'aria, acqua e suolo, disboscamenti selvaggi,
cementificazione - penso alla Cina, all'India, al Brasile, tanto per
nominare i più grandi).

Il possesso di un numero maggiore di beni, poi, mi pare cheabbia fatto
scaturire nell'essere umano un egoismo che porta all'isolamento, a
coltivare ognuno il suo "orticello", senza guardare e tanto meno
aiutare neanche quello del vicino. Questo periodo di crisi economica
senz'altro è drammatico, ma forse, dico forse, ci farà riscoprire la
gioia di stare insieme e di condividere. Certo che ritrovare i modi
non si fa dall'oggi al domani e chi sente maggiormente questa
difficoltà, dovrebbe forse essere quello che più si da da fare,
secondo, ovviamente le proprie possibilità e propensioni, cercando
nuove soluzioni e dando suggerimenti, input, agli altri ,che magari
ancora non si sono resi conto
Mi sembra che tu ti stia dando parecchio da fare, col Posto umano, ma
se, come ho letto qualche tempo fa sul gruppo "Mutuo aiuto", mi pare,
la città ti va stretta e non riesci a sentirti accolto forse dovresti
prima fare un esame di coscienza per capire se ti sei aperto tu
abbastanza (per es.ho un'amica che abita a Bologna, dietro a Via
Stalingrado, in un condominio nuovo in cui lei e altri fanno molta
"comunella" e si aiutano alla grande uno con l'altro e si fanno molta
compagnia, ma certo bisogna darsi da fare e bisogna anche essere un
po' fortunati di trovare le persone giuste; oppure vattene dalla città
e cerca una soluzione più piccola, più a dimensione d'uomo, senza
scordare che anche in un paese non ci si integra immediatamente ed i
rapporti si costruiscono poco a poco.
Beh, comunque spesso al mercoledì io e Paolo andiamo da Maria prima
con la scusa del mercatino, ora con quella del gruppo d'acquisto... e
tu dove sei stato tutta l'estate?
Ciao, un abbraccio, Caterina

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