Saul Arpino ritorna…


Avete visto quella faccia della foto in vetrina… chi è quello, sono forse io?
Potrei dire di sì ed anche di no…. Sono io per le convenzioni del mondo, non sono io perché l’io non può essere fissato ad un’immagine momentanea e mutevole.
Quell’io che vedete è un attore che recita in una commedia, in un certo senso non ha nome né forma precisa, come tutti gli attori che possono interpretare vari ruoli.
Ma il mio vero “io” non si manifesta solo nei ruoli ma nella sceneggiatura, nei costumi, nelle parti comprimarie, nella musica, nella regia, nelle luci, negli spettatori… eccetera…


Volendo però dargli un nome chiamerò quell’io Saul Arpino. Un nome inventato? Forse sì e forse no.. il nome potrebbe esistere od avrebbe potuto esistere… mio nonno –ad esempio- avrebbe potuto chiamarsi così… poi per motivi banali, di sopravvivenza bruta, prese a chiamarsi Paolo D’Arpini… ed io voglio seguire il suo esempio -ma al contrario- cambio nome e divento Saul Arpino, perlomeno su questo blog.


A proposito di blog… sentivo il desiderio di crearmi un piccolo palcoscenico sul quale recitare alcune parti che non mi sono consentite in altri spazi. Da questo luogo, che forse mi riporta indietro nel tempo, un ritorno ai dinosauri del passato remoto oppure verso un avanti sconosciuto, non so, mi prenderò la libertà di raccontare e mostrare agli accorti lettori alcune segrete immagini dell’essere… di quel che io sono o non sono, descrivibile o indescrivibile…..


Vostro affezionato, Saul Arpino.

sabato 11 luglio 2009

Commenti e lettere sulle eliche della fantasia (non della depressione) - Da Antonello Palieri, Caterina Regazzi, Paolo Falcioni

Caro Paolo, qualche impresa del "Caucaso" si deve essere impossessata dell'idea infantile delle eliche produttrici di energia che non sono altro che ipotesi dell'uso in futuro del vento. Trovo splendido il tuo intervento (http://altracalcata-altromondo.blogspot.com/2009/07/energia-pulita-come-varie-soluzioni.html ).
L'era industriale è finita e il "fumetto" è straripato nel reale, ma quelli che leggevano Platone senza accorgersi della potente -non scritta- ironia costruttiva del suo pensiero riposto sono rimasti sulla Luna senza il lume leopardiano. Ma anche il fumetto, cioè la fantasia in libertà, deve essere armonizzato con il pensiero assoluto e libero. Fatica immane. Il tuo discorso va finalmente approfondito. Fare ambiente in economia non funziona. L'ambiente richiede splendore come il Barocco della Fontana di Trevi!
Ciao... Antoine, detto Antonello, Federico Savio, Giorgio Ventura ecc.

Antonello Palieri - antonello.duecitta@libero.it

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Caro Paolo, ho visto un documento in cui si elencava una sfilza di numeri sulla quantità di sacchetti di plastica che vengono prodotti, utilizzati e immessi nell'ambiente, di cui una moltitudine va a finire in mare, danneggiando in vario modo (soffocamento, ecc.) un sacco di animali marini che li scambiano per cibo. Poi un sacco di altri numeri sui vantaggi che si avrebbero se tutti o anche solo pochi (i famosi granelli di sabbia) ci mettiamo ad usare i sacchetti di stoffa per fare la spesa.... ecc. ecc. Aggiungo io: i rifiuti li differenziamo così non abbiamo neanche bisogno del sacchetto di plastica che ormai si usa solo per i rifiuti indifferenziati.... la carta poi.... possiamo fare come te...... (quanti bei giornali che ho buttato proprio ieri l'altro! acc..!).
La poesia l'avevo letta, è molto bella, ma forse sono io che mi sento un granello particolarmente piccolo. La foto che ti ho mandato non è della valle del Treja, ma di un posto vicino al paese delle Marche dove era nata mia madre, che si chiama Treia. Il 25 e il 26 luglio di sicuro devo lavorare, ma conoscere la tua amica Etain Addey mi farebbe di sicuro piacere, magari ci andiamo un'altra volta. Sono stata un po' telegrafica comunque ti ho detto tutto.

Ah! bello il gioco delle 10 cose per cui ringraziare, intanto grazie a te per le cose che scrivi....... poi magari scrivo anche le altre 9...... o 7 o 12 o.... sul blog.

Ciao, Katia (Caterina Regazzi)

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I conti in tasca di chi vuole svendere il territorio e devastare il paesaggio per briciole di elettricità.
Lo sviluppo delle energie rinnovabili è necessario per un futuro libero da ricatti energetici e da rischi incontrollati per l’ambiente del Pianeta e per la società. Tuttavia non ci sarà alcuno sviluppo positivo consentendo speculazioni e spreco di denaro degli utenti per installazioni, come le torri eoliche, che non potranno fornire alcun contributo risolutivo al fabbisogno dell’energia, mentre, già oggi, danneggiano in modo irreversibile il paesaggio naturale, culturale e agricolo su cui si fonda l’identità della nazione. Un gravissimo pericolo incombe sull’immagine, il significato e l’economia di boschi, colline, coste lacustri, montagne, fauna selvatica, borghi storici, testimonianze archeologiche. Per consentire un adeguato sviluppo delle energie rinnovabili, utili e promettenti senza devastazione ambientale e senza speculazione occorre subito riformare le regole di incentivazione, stabilire rigorose linee guida a tutela del paesaggio e investire il più possibile in efficienza energetica. È necessario fermare uno sviluppo selvaggio dell’eolico, l’ultima delle speculazioni territoriali, la più insidiosa rispetto a quelle tradizionali perché dipinta di verde.

Paolo Falcioni - falcioni@coldiretti.it

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