Saul Arpino ritorna…


Avete visto quella faccia della foto in vetrina… chi è quello, sono forse io?
Potrei dire di sì ed anche di no…. Sono io per le convenzioni del mondo, non sono io perché l’io non può essere fissato ad un’immagine momentanea e mutevole.
Quell’io che vedete è un attore che recita in una commedia, in un certo senso non ha nome né forma precisa, come tutti gli attori che possono interpretare vari ruoli.
Ma il mio vero “io” non si manifesta solo nei ruoli ma nella sceneggiatura, nei costumi, nelle parti comprimarie, nella musica, nella regia, nelle luci, negli spettatori… eccetera…


Volendo però dargli un nome chiamerò quell’io Saul Arpino. Un nome inventato? Forse sì e forse no.. il nome potrebbe esistere od avrebbe potuto esistere… mio nonno –ad esempio- avrebbe potuto chiamarsi così… poi per motivi banali, di sopravvivenza bruta, prese a chiamarsi Paolo D’Arpini… ed io voglio seguire il suo esempio -ma al contrario- cambio nome e divento Saul Arpino, perlomeno su questo blog.


A proposito di blog… sentivo il desiderio di crearmi un piccolo palcoscenico sul quale recitare alcune parti che non mi sono consentite in altri spazi. Da questo luogo, che forse mi riporta indietro nel tempo, un ritorno ai dinosauri del passato remoto oppure verso un avanti sconosciuto, non so, mi prenderò la libertà di raccontare e mostrare agli accorti lettori alcune segrete immagini dell’essere… di quel che io sono o non sono, descrivibile o indescrivibile…..


Vostro affezionato, Saul Arpino.

mercoledì 1 luglio 2009

Marchio Unesco - Buono per la tutela o per la commercializzazione? - Leon Battista Alberti oggi se lo chiederebbe....

Mettersi in mostra per un'etichetta.
Diceva Leon Battista Alberti che la bellezza è una forma di difesa e Cennino Cennini che non vi è luogo per la bellezza, ovvero che tutto può essere segnato dalle sue forme esemplari.... con queste due citazioni mi chiedo che senso abbia, oggi, la corsa mondiale al marchio Unesco.
(Paolo D'Arpini)

Quest’anno, sui 27 dossier presentati, l’Unesco ne ha accolti 16. Una proliferazione eccessiva del marchio potrebbe far dubitare del principio stesso di eccezionalità del patrimonio universale, per cui la tendenza attuale è rivolta ad una maggiore severità selettiva nell'esaminare le candidature. (Vi forniamo in calce l’elenco italiano aggiornato) Non solo monumenti nella lista Unesco: tra i siti candidati figura anche la barriera corallina Apo Reef, nelle Filippine. (Keystone)

Considerata una storia di successi senza precedenti, negli ultimi anni la lista del Patrimonio mondiale ha generato una vera corsa alla candidatura. Quest’anno, sui 27 dossier presentati, l’Unesco ne ha accolti 16, tra cui quello delle città orologiere di La Chaux-de-Fonds e Le Locle.

È un marchio sempre più ambito quello del Patrimonio dell’umanità. Un marchio che promette ricadute economiche e turistiche importanti e che fa gola a molti paesi. A Siviglia, quest’anno, sono state presentate 27 candidature, ma soltanto 16 sono state accolte dal comitato dell’Unesco.

A spiccare è senza dubbio l’iscrizione della città sacra di Caral-Supe, in Perù, la Torre di Ercole, in Spagna, così come le Dolimiti (Italia) o il mare di Wadden, tra Germania e Paesi Bassi. Senza contare le città orologiere di La Chaux-de-Fonds e Le Locle, che portano a dieci il numero di siti svizzeri sulla lista del Patrimonio dell’umanità.
Poco importa se si tratta di un capolavoro del genio creativo umano, di una testimonianza unica di civiltà o di un processo ecologico particolarmente significativo. I siti iscritti nella lista dell’Unesco riflettono la ricchezza e la diversità del patrimonio culturale e naturale del pianeta e hanno un valore tale che l’umanità deve garantirne la protezione e la preservazione.

Il patrimonio è quell’eredità del passato della quale usufruiamo ogni giorno e che siamo chiamati a trasmettere intatto alle generazioni future. Un appello alla responsabilità collettiva, dunque, decretato formalmente nel 1972 con l’adozione a Parigi della Convenzione per il patrimonio e, sei anni più tardi, con l’iscrizione dei primi dodici nomi nella lista. Il successo di questa iniziativa non è stato però immediato. È soltanto nell’ultimo decennio infatti che si è scatenata una vera e propria corsa al marchio Unesco, complici le ricadute indirette sul turismo e l’economia locale. Attualmente sono circa 900 i siti riconosciuti come patrimonio universale, di cui la maggior parte in Europa. La sola Italia ne conta una quarantina, Germania e Francia una trentina, mentre l’intero continente africano resta ancora fortemente sottorappresentato.

Alla ricerca di un nuovo equilibrio.
A prevalere sono sempre i monumenti religiosi, principalmente di origine cristiana come le cattedrali gotiche o i conventi romanici. La ragione è presto detta: «I criteri sono stati stabiliti nel pieno rispetto dei canoni occidentali di cultura, bellezza ed eccezionalità», spiega Oliver Martin dell’Ufficio federale della cultura (UFC). «Non stupisce, dunque, ch! e altre categorie come l’architettura moderna o industriale o alcuni beni naturali siano stati presi in considerazione soltanto più tardi, nel tentativo di colmare il vuoto esistente».
A destare preoccupazione però non è soltanto questo squilibrio geografico e tematico. Una proliferazione eccessiva del marchio potrebbe gettare qualche nube sul principio stesso di eccezionalità del patrimonio universale. Per questo motivo, il numero di nuovi siti segnalati ogni anno è stato limitato a 45 e a tre le candidature presentate dai singoli stati.

Nell’ultimo decennio è stato riconosciuto anche il valore singolare dei siti transfrontalieri o seriali, composti cioè da elementi legati allo stesso tema. È il caso ad esempio dell’opera dell’architetto franco-svizzero Le Corbusier, il cui dossier – presentato ufficialmente a gennaio – comprende immobili in sette paesi, Francia, Svizzera, Germania, Belgio, Argentina, India e Giappone.

Un incarico condiviso.
La profonda originalità della Convenzione sta nel fatto di combinare in un unico testo la protezione della cultura con quella della natura e di porre questi obiettivi sotto la responsabilità dell’intera umanità. I 186 paesi firmatari sono così chiamati ad impegnarsi per la tutela del patrimonio mondiale, ma sono anche i soli autorizzati a candidare un sito all’interno delle loro frontiere. Il progetto può essere promosso dalle istanze locali, ma deve essere trasmesso all’Unesco per vie ufficiali. In Svizzera l’incarico è condiviso tra gli uffici federali dell’ambiente e della cultura, la Commissione svizzera per l’Unesco e il Servizio di coordinamento Unesco del Dipartimento federale degli affari esteri.

Un impegno per la vita.
La conservazione del patrimonio mondiale è un processo in continua evoluzione che non si arresta una volta ottenuto l’ambito march! io. Oltre all’impegno costante di tutela e salvaguardia, l’adozione della Convenzione implica anche una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

«Essere iscritti nella lista dell’Unesco significa di fatto poter promuovere un’abbazia, una montagna o una tratta ferroviaria attraverso dei valori quali il patrimonio e l’identità collettiva». Un vero e proprio punto di forza per i siti svizzeri, sottolinea Oliver Martin, che hanno fatto di questo emblema «uno strumento di prestigio turistico ed economico».

Per i paesi in via di sviluppo, tra i principali vantaggi di un’iscrizione alla lista dell’Unesco figura anche l’accesso al Fondo per il patrimonio mondiale. Un mezzo che permette di sostenere, tramite la solidarietà internazionale, la realizzazione di studi sui problemi scientifici e tecnici posti dalla protezione, la formazione di specialisti o la fornitura di un'attrezzatura specializzata. La priorità viene comu! nque acc ordata al finanziamento delle misure di conservazione più urgenti e alla salvaguardia dei siti iscritti nella lista del patrimonio a rischio.
Fonte: Stefania Summermatter - http://www.swissinfo.ch/ita/index.html
Archivio: http://www.accademiadelmonferrato.com

Vi forniamo la lista dei siti italiani riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO:
Rock Drawings in Valcamonica
Church and Dominican Convent of Santa Maria delle Grazie with "The Last Supper" by Leonardo da Vinci
Historic Centre of Rome, the Properties of the Holy See in that City Enjoying Extraterritorial Rights and San Paolo Fuori le Mura * 13
Historic Centre of Florence
Piazza del Duomo, Pisa
Venice and its Lagoon
Historic Centre of San Gimignano
The Sassi and the Park of the Rupestrian Churches of Matera
City of Vicenza and the Palladian Villas of the Veneto
Crespi d’Adda
Ferrara, City of the Renaissance, and its Po Delta 14
Historic Centre of Naples
Historic Centre of Siena
Castel del Monte
Early Christian Monuments of Ravenna
Historic Centre of the City of Pienza
The Trulli of Alberobello
18th-Century Royal Palace at Caserta with the Park, the Aqueduct of Vanvitelli, and the San Leucio Complex
Archaeological Area! of Agrigento
Archaeological Areas of Pompei, Herculaneum and Torre Annunziata
Botanical Garden (Orto Botanico), Padua
Cathedral, Torre Civica and Piazza Grande, Modena
Costiera Amalfitana
Portovenere, Cinque Terre, and the Islands (Palmaria, Tino and Tinetto)
Residences of the Royal House of Savoy
Su Nuraxi di Barumini
Villa Romana del Casale
Archaeological Area and the Patriarchal Basilica of Aquileia
Cilento and Vallo di Diano National Park with the Archeological sites of Paestum and Velia, and the Certosa di Padula
Historic Centre of Urbino
Villa Adriana (Tivoli)
Assisi, the Basilica of San Francesco and Other Franciscan Sites
City of Verona
Isole Eolie (Aeolian Islands)
Villa d’Este, Tivoli
Late Baroque Towns of the Val di Noto (South-Eastern Sicily)
Sacri Monti of Piedmont and Lombardy
Etruscan Necropolises of Cerveteri and Tarquinia
Val d’Orcia
Syracus! e and the Rocky Necropolis of Pantalica
Genoa: Le Strade ! Nuove an d the system of the Palazzi dei Rolli
Mantua and Sabbioneta
Rhaetian Railway in the Albula / Bernina Landscapes *
The Dolomites

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